Writings

"Memorie" Concorso letterario Azione 2008

Francesca rigirò tra le mani la foto: era stata scattata l’anno prima, durante una gita di studio del liceo cittadino. Non avrebbe mai più potuto scordarsene, indelebile nella sua esistenza, vissuta nel periodo più duro, quello dell’adolescenza.
Ricacciò il fiotto di pensieri che come spilli le trafiggevano il cuore; lagrime calde e copiose avevano già raggiunto il maglione di lana sferruzzato dalla nonna. – Oh Gregorio! Perché? - Aveva chiuso gli occhi, cercando inutilmente di non osservare il viso raggiante del giovane che la teneva stretta a sé, mentre dalla foto pareva dirle: “Non ti dimenticare di me!”
Era stato un anno tormentoso. Tutti i compagni messi a dura prova dagli esami, gli ultimi, quelli che avrebbero deciso chi si poteva iscrivere all’Università. E per gli altri, i perdenti, gli angosciati, significava optare per altre strade.
Gregorio era il migliore della classe: alunno esemplare, forse un po’ introverso e timido, ma che tutti invidiavano. In seguito a situazioni rincresciose, nelle quali Francesca aveva più volte preso le sue difese, quando gli altri studenti lo deridevano e denigravano.
“Perché il mondo è pieno di gente così crudele e vile?” Questa era una delle domande incalzanti che periodicamente Gregorio faceva riaffiorare come foglie secche sulla superficie dell’acqua… che poi si lasciavano trasportare fino a dove lo sguardo le seguiva.
Francesca non vi aveva, almeno inizialmente, dato troppa enfasi. In cuor suo sapeva che il rancore che certi colleghi provavano nei confronti di Gregorio era dovuto al fatto che lui era il migliore. Il più intelligente. L’Esempio per tutti da seguire.
Poi iniziarono gli scherzi più pesanti, quelli che avevano ulteriormente turbato l’animo sensibile di Gregorio. Bigliettini anonimi con frasi intimidatorie, molte violenze psicologiche. Gregorio ne parlava solo con Francesca, si rifiutava però di denunciare questi fatti, si barricava dietro scuse banali: “Certamente sono solo scherzi senza seguito. Non hanno nulla di meglio da fare, la smetteranno.”
Francesca aveva provato a convincerlo che bisognava andare a denunciare queste angherie al preside. Avevano finito col bisticciare tra di loro, uno relativizzava, mentre l’altra enfatizzava l’importanza che si intraprendesse qualcosa per circuire questo atteggiamento devastante.
La giovane ne aveva parlato con il docente di latino, un uomo di mezz’età dal carattere mite ma risoluto. “Certo sarebbe saggio se Gregorio ne discutesse con la direzione, ma sta a lui, tu non puoi intrometterti… vedrò di parlargli”.
Ma il anche il monologo del professore non aveva portato ai risultati sperati, Gregorio si era barricato sulla sua decisione che tutto sarebbe passato.
Quel pomeriggio Gregorio stava riaccompagnando a casa Francesca, un altro dei rituali che dolcemente rendeva le loro giornate così speciali. “Pensi che io sia diverso dagli altri?” Francesca ricordava la frase, che anche ora pungeva alle sue tempie. Poi era tutto accaduto in un attimo: uno stridio di gomme sull’asfalto, portiere che sbattono, rumore di passi… ed infine il buio.
Quando riprese coscienza, la ragazza vide Gregorio giacere mezzo denudato al suo fianco, con un fiotto di sangue che gli usciva dalla bocca. Poi le sirene della polizia, i curiosi che si erano avvicinati a guardare, il soccorritore con la sua tuta arancione, ed un forte dolore alla testa.
La polizia l’aveva portata via, mentre il suo grande amore giaceva immobile sulla barella. Il fischio stridulo delle sirene, le mille domande, alle quali lei non poteva rispondere, le supposizioni alle quali non voleva credere.
“È il suo fidanzato? Pensa si tratti di una resa dei conti? Che cosa può significare tanto accanimento?”
Francesca non sapeva.
Il giorno dopo, sempre sconvolta, non andò a scuola. Si fece portare da sua madre all’ospedale, voleva vedere Gregorio.
Quel viso, solitamente dipinto con un sorriso loquace e triste, era tumefatto. Quasi irriconoscibile. Nel corridoio un paio di medici stavano parlando dei reperti e risultati delle analisi: “Dove siamo arrivati! E non si fa nulla contro il bullismo… coi calci che gli hanno infierito risultano esserci forti emorragie interne, l’ha rischiata bella.E’ ora che si faccia qualcosa contro questa piaga dilaniante!”
Francesca continuava a non sapere.
Era stata contattata da un assistente sociale che l’avrebbe dovuta seguire: “una terapia speciale”, aveva detto, che sia lei sia Gregorio avrebbero dovuto seguire.
La domanda di Gregorio, l’assillava da mesi: “Perché il mondo è pieno di gente così crudele e vile?”

Il corpo del giovane giaceva inerme sul pavimento; un filo di sangue fuoriusciva dalla bocca semiaperta. L’infermiera di picchetto era arrivata troppo tardi. Il giovane si era strappato tutte le infusioni, lasciandosi poi cadere a terra… il mondo gli aveva girato la schiena, non vi era più ragione di soffrire.
 
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