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Dune nel Deserto
Lo sguardo corre, seguendo i contorni del pensiero, sospinto giù dalla brulla collina rotola fino a raggiungere le rive del lago. In un mattino di fine inverno che ha ancora il sapore del caffè amaro, sorseggiato con gusto e diletto; è un nuovo giorno dove la mente imprigionata in questo corpo, ritroverà i suoi limiti, le sue paure e si confronterà con le muse ancestrali.
Ma per me è così ogni giorno. Raggi intinsi di tenue ambra, feriscono occhi che non dovrebbero osservare quelle lucenti spade fatte di guizzi e danze tra le fronde delle palme.
Ma come poter trattenere il pensiero? Esso vola, veloce, oltre le sponde del lago che ora pacato come specchio d’ardesia, anche il soffio del vento disdegna. Poi attraversa tempo e spazio, sfugge a rovistare dove ricordi attendono d’esser risvegliati e poi condotti fuori per mano. Varca i confini dettati dalla dimensione umana, là ben oltre, lo spazio infinito delle percezioni dimentiche di circoscrizione. Raggiante quindi, assetato di sensazioni da rivivere, il pensiero mi sospinge ad afferrare l’emozione per poi scagliare la mia coscienza tra le braccia acclamanti d’un sogno del passato.
Inizialmente mi ribello, poi mi lascio sedurre da quel torpore dolce e passionale che solo il pensiero sa trasmettere. Sorrido a me stessa, conscia, ancora una volta, di troppo facilmente arrendermi alle sue lusinghe che inevitabilmente mi riconducono alla sofferenza.
Ogni ricordo, trascina con sé la dualità ineffabile del bene e del male. Entrambe tracce marcate a fuoco sulla pelle d’ogni Essere, gestite a volte in maniera incoerente dacché non seguono il corso virtuoso della saggezza ma bensì quello dissoluto ed irriverente della Passione.
Non possiamo imparare dagli errori del passato, sempre tendiamo a perseverare nelle ottusità seguendo uno schema che portiamo accollato al nostro spirito… Ma già il pensiero inizia a volare con dignità propria della sua natura, mi abbandono per un attimo in preda al panico iniziale ma poi, leggera come l’inconsistenza dell’aria, lo afferro trattenendomi avvinghiata alle sue molteplici sfumature…
Chiudo gli occhi, mi affido al suo odore di paure e piaceri sconfinati mentre penetra in me l’oblio della pace dei sensi. Ritornano quindi i ricordi di esistenze precedenti, scene mai obliate dalla mia mente assumono consistenza; lentamente mi lascio stregare, trascinare e dolcemente mi addormento.
E nel sogno, il sole arabesca la frescura delle palme che ricamano ombre allungate sulla sabbia. Riaffiorano i destrieri dalle criniere al vento ed i cavalieri erranti padroni delle distese di sabbia sconfinate.
Osservo la scena da rispettosa distanza, cercando di nascondere il viso con la lunga garza azzurra saggiamente avvolta attorno al capo. Un’unica fessura minuta, affinché gli occhi possano guardare con marcato stupore ed ammirazione curiosa.
Non dovrei trovarmi qui. Mi è stato più volte vietato di risalire la sponda orientale dell’Eufrate alla ricerca di tesori nascosti. Ma il mio spirito ribelle non accetta compromessi, il desiderio pungente di evasione ed emozione è lo scotto col quale pagare una vita di vezzi e lusso tra mura marmoree di palazzi dalle mille stanze.
Sono quella che sono, baciata da nobiltà di rango, ma in questi luoghi resto una donna, che agli occhi del mio popolo significa sottomissione.
La brezza si è trasformata in vento pungente il quale con ogni folata riempie di sabbia le pieghe del mio abito accecandomi. Ma è troppo eccitante guardare i cavalieri, sentire le loro grida inneggiare “Bism Allah”e “Allah Akbar” (Dio è grande) mi sento come paralizzata ed i miei occhi seguono concitati le corse dei destrieri. Libertà, infine! Questo indescrivibile sublime sentimento che non può essere acquistato o mercanteggiato, ma bensì unicamente conquistato con determinazione e… talvolta con la morte.
Più alti dell’adulazione umana, sopra le nuvole plumbee e contornate da guizzi scarlatti, volteggiano i falchi reali in elaborate esibizioni di perfetta maestosità.
I loro padroni, i falconieri, li osservano solenni nelle loro elaborate tuniche ricamate d’oro e d’argento ed il braccio sinistro ricoperto da uno speciale guanto in pelle dura sul quale il rapace si poggia quando richiamato.
Il tutto appare meraviglioso ai miei occhi, di indole curiosa ed intrigante, conscia che la mia presenza può essere scorta e condannata.
Sono immobile credendomi ben nascosta dietro un folto cespuglio di tamerice, ma con sgomento noto uno dei rapaci iniziare a volteggiare proprio sopra la mia testa. Senza che io avessi il tempo per rendermi perfettamente conto, il falco mi si avventa contro infilzando con naturalezza i suoi artigli nella mia spalla. Impaurita e dolorante, con uno scatto subitaneo mi alzo, ma il falco sacro non da l’impressione di voler mollare la sua preda seppure troppo grossa per assomigliare seppur vagamente ad un roditore selvatico. In preda al panico nel non riuscire a distaccare dalle mie carni il volatile, mi agito e mi ritrovo allo scoperto fuori dal cespuglio.
- Chi sei! Rispondi, te lo ordino - tuona possente una voce maschile. Cerco di trattenere un grido di terrore e mentre giro il capo mi trovo al cospetto di un esile cavallo grigio con in sella un uomo armato di sciabola. - Perché ci stai spiando? Nessuno ha il permesso d’entrare su queste terre, tutto fin dove il tuo sguardo giunge appartiene al Califfo al-Musta’sim -. L’uomo mi scruta con due occhi dalla parvenza del catrame. La folta barba scura, molto curata e lucida, lo fa apparire ancora più minaccioso.
- Ti hanno morso la lingua degli scorpioni? Oppure non conosci il mio idioma? - Io resto immobile, cercando in qualche maniera di proteggermi il viso dal vento sabbioso. Il falco è sempre avvinghiato sul mio braccio e nessun tentativo riesce a farlo allontanare. Dopo qualche minuto giunge un altro cavaliere il quale tiene strette le redini di Nazìr al-samt, il mio cavallo capriccioso.
- Vedo che Nisibis vuole adottarti! Devi essere un giovane molto coraggioso… il mio falco non si è mai prima d’ora comportato così. E’ questo il tuo cavallo? Rispondimi! E’ un ordine altrimenti ti dovrò uccidere -. Mi sento frastornata conscia che questa volta non posso semplicemente scappare via per andare a rifugiarmi tra le bracci di mio padre il Califfo. Cerco di restare calma, modifico la mia voce allontanandomi dal cespuglio di tamerice: - Il mio nome è Khalid, non ho fatto nulla di male. Vedendovi arrivare mi sono nascosto ed ho lasciato libero Nazìr al-samt -. Il cavallo nitrisce lievemente e dà un forte strattone alle redini per cercare di liberarsi. Il falco sacro però non molla la presa anche se, stranamente, non utilizza più i suoi artigli ma è semplicemente poggiato sulla spalla ed ogni tanto percepisco il suo capo strofinarsi contro il turbante che cela le mie reali fattezze.
- Ah, vedo che è amore a ciel sereno. Nisibis non vuole lasciarti… penso che è alquanto peculiare questo suo comportamento, Khalid. Sei certo che non hai mai visto prima d’oggi il mio falco? Non è normale che un falconiere venga ignorato dal “suo” pupillo. Nisibis è il più abile e prezioso dei miei falchi sacri. Su tutta la terra tra il Tigri e l’Eufrate non vi è uguale rapace! -
Mi accorgo che l’uomo appare ferito nel suo orgoglio, con un gesto di stizza getta in terra il guanto e si avvicina al suo cavallo: - Vieni Khalid. Prendi il tuo destriero e torniamo in città… prova a lasciar libero Nisibis… in fondo lui ha le ali e trovo ridicolo che debba restare appollaiato sulla tua spalla mentre tu cavalchi! -
C’è un tono di scherno nella sua voce, a poco a poco mi accorgo che quell’uomo può essere molto pericoloso. Non accetta rivalità e certamente è di sangue nobile. Non lo avevo però mai visto alla corte di mio padre, poiché evidentemente non mi è permesso passeggiare quando sono presenti gli uomini. Questa formalità mi ha sempre indispettita, ancora di più ora che non posso sapere chi veramente avessi al mio cospetto.
Gli occhi di carbone si posano sopra i miei, uno sguardo truce e severo che mi penetra fino alle ossa. Ma l’uomo è però affascinante, lo osservo mentre cavalcava con destrezza lungo la cresta delle dune sferzate dal vento che si è nuovamente levato. I suoi abiti ricamati di sole e luna brillavano in questa giornata che ha segnato il mio incontro con Nisibis. In questo momento non posso immaginare che l’amicizia che mi avrebbe legato al falco sacro sarebbe stata indissolubile, fino a quando la morte sarebbe sopraggiunta. Siccome Nisibis non vuole allontanarsi dalla mia spalla-trespolo, l'uomo dagli occhi di carbone si sente obbligato ad intervenire. Egli pone sul capo del rapace un piccolo cappuccio in pelle e con delicatezza lo stacca dalla mia spalla.
- Spero non ti ha ferito troppo in profondità, fammi vedere! - Con un balzo riesco a schivare le sue mani che per poco non mi afferrano, ci manca solo di dover levare la tunica! Si sarebbero acconti che non sono un ragazzo ma bensì una donna. Posso rischiare d'essere lapidata e trucidata senza neppure avere modo di spiegare chi veramente fossi e perché mi trovassi tra le sabbie desertiche!
Con le mani tramanti mi aggrappo alla criniera di Nazìr al-samt, la povera bestia è molto agitata e percepisco la sua paura trasformatasi in minuscole goccioline di sudore sul muso e parte inferiore del collo. L'occhio è dilatato e vigile, le orecchie sono leggermente abbassate e dalle narici fuoriescono sbuffi concitati. Lo accarezzo con dolcezza soffermandomi sul capo tra le orecchie: - Buono, tesoro - gli sussurro abbassandomi fino a toccare con il turbante la sua criniera – va tutto bene, ora rientriamo a casa. Penso che questa volta mio padre mi darà una bella punizione... accidenti alla mia maledetta curiosità non oso pensare come egli potrà essere adirato -.
Durante il viaggio per ritornare in città mi guardo bene dal proferire verbo, temo l'ira di quell'uomo e da una parte mi incuriosisce il suo falco Nisibis.
Il sole volge al tramonto e l'aria si è fatta frizzante mentre lungo l'Eufrate si scorgono barche con le vele dispiegate e qualche chiatta che trasporta materiale di costruzione ed enormi fagotti di cotone grezzo verso il Golfo Persico. La tentazione di fermarmi per prendere un bagno rinfrescante è molto grande, ma impaurita continuo a seguire la carovana cercando di non perdere il loro ritmo.
Arrivati al palazzo del Califfo l'uomo dagli occhi di carbone mi grida di smontare da cavallo. Sopraggiungono le guardie del palazzo e ci prendono i cavalli, uno di loro stranamente guarda Nazìr al-samt strabuzzando gli occhi: - Hei, che mi pigli un colpo ma questo è uno dei cavalli delle scuderie del Califfo al-Musta’sim! Ma che ci fa fuori con i falconieri? No, non può essere, sicuramente è un equivoco -.
- Vostra Eccellenza... - l'uomo dagli occhi di carbone si è inchinato al cospetto di mio padre mentre io mi contorco un lembo della tunica cercando disperatamente una possibile scusa da adottare a tutela del mio comportamento.
- Principe Aziz, su su, evitiamo questi salamelecchi. Non ho tempo da perdere con quisquilie, mia figlia Samirah è sparita dal palazzo! E' da questa mattina che manca, tutti i miei uomini sono alla sua disperata ricerca. Hanno setacciato ogni angolo della corte, dei giardini, delle voliere e delle scuderie. Per di più pare che anche il suo cavallo preferito si è dileguato con lei. Chiedo la protezione di Allah sulla mia stirpe! –
Il povero Califfo si accovaccia sopra la miriadi di cuscini che sono sparsi un po' ovunque nella grande sala delle udienze, tiene la testa tra le mani e lo sguardo fisso nel vuoto. - Vostra Eccellenza... sono molto rammaricato per questa sventura, certamente Allah vigila sulla vostra Famiglia, Eccellenza! -
"L'uomo dagli occhi di carbone è dunque un principe! Il principe Aziz figlio del potente alleato di mio padre, il Califfo Izmal al Ben Saffid!" Mi sento sprofondare in una marea di pensieri quando all'improvviso odo un frullare di ali e poi percepisco la ben conosciuta stretta di artigli sulla mia spalla.
Presa dalla foga, mi dimentico “chi avrei dovuto essere” ed ignoro la grave situazione nella quale mi sono cacciata. - Nisibis! Sei di nuovo scappato dal falconiere, proprio vuoi cacciarmi in una marea di guai. Ma ti rendi conto? Lui è un principe... - Non riesco a finire la frase poiché due mani possenti mi sollevano da terra di mezzo metro per poi, a mezz'aria, portarmi al cospetto del Califfo. Ma la reazione del falco a questi eventi è alquanto bizzarra: quasi volesse proteggermi, si avventa con becco ed artigli contro il mio carceriere gettando strilli acuti e penetranti. In tutto quel pandemonio mio padre finalmente si accorge della presenza di una figura tutta avvolta in teli azzurri, sulla cui spalla dopo un primo attacco, torna a poggiarsi con dolcezza il bellissimo falco sacro.
- Principe Aziz che diavolo di apparizione è questa? Chi è il giovane proprietario di questo stupendo esemplare di falco così a lui tanto devoto da difenderlo in questa maniera? - L'uomo dagli occhi di carbone balbetta qualcosa sommessamente e poi con voce possente aggiunge: - E' sicuramente uno straniero, forse una spia, si era nascosto in un cespuglio e stava spiando le mie mosse e quelle degli altri falconieri. Solo sappiamo che si chiama Khalid, ma non ci ha detto null'altro. Non è il suo falco in effetti è il mio Nisibis ma a quanto pare questo nobile rapace preferisce lui a me! -
La sua voce appare indignata ed io devo trattenermi dal ridere. "Il suo falco ma da quando in qua ha l'Uomo il diritto di proprietà su di un animale libero e maestoso? Beh, non perché ora sento le unghie di Nisibis sulle mie spalle, ma ritengo sia giusto che un rapace possa scegliere il suo padrone... se egli desidera averne uno”.
Il Califfo mi osserva con uno sguardo bieco, questa volta non cerco di evitarlo ed infine i miei occhi fissano intensamente i suoi. Dapprima noto un leggero tremore dei baffi, poi le mani che stavano tranquillamente a disegnare cerchi nell'aria si tendono nella mia direzione: - Che mi pigli un colpo! Sapevo che mia moglie era ostinata, curiosa, intrigante, disobbediente... potevo anche dubitare che quella sciagurata di mia figlia avesse almeno in parte ereditato queste sue infime doti. Ma questa volta... questa volta... giuro sul Corano che non la passerai liscia. S a m i r a h !!! Posso sapere che cosa diavolo hai al posto del cervello? - Mio padre aveva fatto un paio di passi nell'atto di avvicinarsi ma si bloccò di scatto: Nisibis aveva arruffato le piume, aperto le ali nella massima ampiezza e strillava come un forsennato. Era bastato per creare attorno a me un bel vuoto di qualche metro di circonferenza, il falco si sarebbe messo tra me e qualsiasi persona che avesse anche solo cercato di toccarmi.
Per un attimo incalcolabile il tempo parve congelarsi, il viso del principe Aziz era livido, solo riuscì a balbettare: - Khalid? Nooo, non è un giovane ma è una... ragazza… una donna! La principessa Samirah! Che sdegnoso comportamento! Quale ostentata arroganza… da parte di una donna… una donna! -
In risposta alle sue farfugliate, mi tolgo velocemente il turbante liberando i miei capelli d'ambra alla luce delle lanterne che rischiarano a giorno la sala. Cerco di non mettermi a ridere ed evito le mie solite battute pungenti, il mio sguardo pieno di fierezza si vela per un attimo al pensiero della mamma morta da pochi mesi. E' vero, da lei avevo ereditato la bellezza e tutte quelle altre cose che a mio padre il Califfo non andavano a genio. Lui aveva sempre desiderato un figlio maschio, un erede insomma, ma si era ritrovato a condividere la vita di ogni giorno con due donne dal carattere autorevole e poco propense a lasciarsi trattare come prevedeva la legge esplicata nei testi sacri.
- Padre, perdonami. Ho esulato il controllo delle guardie di palazzo adottando questo travestimento, mi assumo ogni colpa e non desidero che loro vengano punite. Per quanto concerne il resto, solo mi sono allontanata dalla città un pochino seguendo i falconieri. Lo sai quanto sono curiosa ma certamente sarei ritornata molto prima del calar del sole se solo questo tuo amico, il Principe Aziz, non mi avesse fatta prigioniera. Lui si è stizzito a causa del suo falco, ma ritengo è giusto che il rapace si scelga lui il suo padrone... è più confacente, insomma! Così era stato anche con Nazìr al-samt, ricordi padre? -
Il Califfo ascolta assorto le mie parole. Mio padre è un uomo molto potente ma anche perspicace e giusto. Ero consapevole di aver commesso un grave errore e sapevo che avrei dovuto per questo essere punita. Però la sagacia di mio padre avrebbe anche trovato una soluzione all'arrabbiatura del Principe, che a me non sta per nulla simpatico. Una sorta di comunicazione subliminale con il falco Nisibis mi detta prudenza: ora avevo paura che Aziz potesse riprendersi il falco con la forza e quindi era mia intenzione impedirlo, a qualsiasi costo.
- Padre, ti prego di permettermi di raggiungere le mie stanze. Effettivamente sono stanchissima e le emozioni del giorno mi hanno logorato l’animo. Chiedo venia… domani accoglierò ogni tua punizione -. Mi avvicino e bacio mio padre sulla guancia.
- Hmmm, va bene. Sia come Allah ha previsto, Samirah. Comunque domani ne riparliamo, anche se mi accorgo che da quando la mamma è deceduta in questa famiglia sembra io non conto più nulla -. La voce del Califfo è triste e sincera ed io provo una stretta al cuore, prendo le sue mani tra le mie mentre gli sussurro dolcemente all’orecchio: - Anche a me manca la mamma… ma sento che è ancora qui con noi, non so perché ma oggi percepisco la sua presenza con ancora maggiore intensità. Perdonami padre, vorrei essere quel figlio che tu hai tanto desiderato… comprendo che una figlia femmina non è di grande aiuto per te ma sono felice che tu mi comprendi… buona notte -.
Mi allontano accarezzando il capo di Nisibis, mentre sento lo sguardo penetrante di Aziz attraversarmi le carni. Mi sorride, maliziosamente, ma dietro quella dentatura bianchissima sono sicura si cela l’indole perfida di un predatore senza scrupoli, avido e spietato. Rabbrividisco al pensiero di trovarmelo di fronte nella notte più buia, anche se ora dispongo di una guardia del corpo affidabile: il falco sacro Nisibis che mi ha scelta come suo nuovo padrone.
Arrivata nelle mie stanze chiamo la mia serva preferita: - Sibilla, ti prego, fai mettere delle guardie anche sul terrazzo e raddoppia quelle all’entrata - sorrido mentre ho la certezza che la notte sarebbe trascorsa senza apparizioni indesiderate; ma con il Principe Aziz ed i suoi uomini è comunque meglio stare all’erta. Mi sento in obbligo di proteggere Nisibis, quanto lui già protegge me. Questo è amore e fedeltà, per la prima volta nella mia vita sono responsabile di una creatura vivente che necessita il mio aiuto, un po’ come con il mio purosangue Nazìr al-samt … anche se il mio destriero è perfettamente in grado di difendersi da solo! O forse no? Certo diipende dal contesto e dai pericoli che può incontrare sul suo percorso.
Stanchissima mi lascio aiutare a togliermi le vesti e veli nei quali sono avvolta, un paio di serve mi preparano per la notte mentre altre depongono sulla bassa tavola della frutta fresca e un tè alla menta e spezie. Dopo essermi lavata, rivestita e ristorata, mi infilo tra le coperte di seta: - Buona notte Nisibis! Possa Allah proteggere il tuo sonno! - Il falco reale arruffa e gonfia le sue piume, emette un lieve trillo e mi osserva dal lato del mio letto a baldacchino. - Vedi, è meglio che tu resti lì, su quel sostegno, non penso che gradiresti avere un guanciale sotto il capo -. Sorrido divertita, cercando di immaginare un falco che si addormenta sul mio cuscino. Ma a poco a poco le luci diventano ancora più soffuse; l’aroma di sandalo e mirra bruciate nell’incensiere espandono fragranze concilianti il sonno, il mio corpo si rilassa e sentendomi in sicurezza, mi addormento profondamente.
Il mattino seguente, un raggio di sole dispettoso si insinua tra le fessure del pesante tessuto damascato, nella penombra scorgo la sagoma di Nisibis: - Buongiorno, prezioso! Hai dormito bene? Bello averti qui accanto sai? Ho fatto dei sogni stupendi, sentendomi così protetta grazie alla tua presenza. Ho immaginato di volare con te oltre i confini dominati da mio padre, ho fantasticato di raggiungere il mare e di sorvolare la sua incommensurabile superficie. Hai già visto tu il mare, Nisibis? Hai scoperto che cosa c'è oltre i suoi confini a meridione? Mi hanno raccontato di altri vasti deserti, di immense costruzioni in pietra erette dagli uomini... simili alle montagne. Oh Nisibis, quanto vorrei poter volare attraverso l'etere per vedere tutti questi posti stupendi! –
Mi zittisco, dubbiosa che il falco potesse comprendermi mentre una sorta di angoscia nasce nel mio cuore. Perché mio padre mi tiene segregata in quest'immenso palazzo? Io vorrei viaggiare per il mondo, seguire le carovane che vanno fino a Samarcanda per acquistare le spezie in cambio d'oro, resine profumate ed altre merci di scambio. Ma mio padre, il Califfo, non vuole neppure ascoltare le mie riflessioni. Lui si attiene strettamente a quanto dettato dalle antiche leggi del Corano e quindi alla donna non è permesso condurre lo stesso tipo di vita autorizzata agli uomini. Già era problematico discutere con lui circa il mio futuro: si era prefissato di maritarmi entro la fine dell'anno ad un principe figlio di un suo amico che possedeva un enorme quantità di terre e città al nord del paese, su su fino alle catene montuose che ospitano le bianche nevi eterne. Ho chiesto tempo, mi sento troppo piccola per sposarmi, in fondo ho solo 17 anni. Guardo con gli occhi pieni di lagrime il mio nuovo amico: ma ora c'è lui, Nisibis il mio amato falco ad ascoltarmi.
- Sai, le cose si sono messe anche peggio dopo la morte della mamma, Nisibis. Mamma almeno mi ascoltava e capiva. Vedi, in fondo al cuore sono però convinta che anche lei non approvasse tutto ciò che papà decideva. Leggevo la sofferenza nei suoi occhi e molte volte era meraviglioso quando entrambe potevamo cavalcare fuori dalla proprietà e anche se c'erano sempre troppi soldati al nostro seguito, ogni tanto riuscivamo con un sotterfugio a sottrarci dal loro controllo. Quanto mi manca la mia mamma, Nisibis. Ti sarebbe piaciuta sai? Anche lei adorava gli animali! Aveva lasciato ampliare le grandi voliere affinché i colombi potessero sentirsi a loro agio. Molte volte aprivamo le porte e tutti gli uccelli uscivano in libertà, era meraviglioso vederli volteggiare nel cielo, anche se poi sempre ritornavano poiché si sentivano più al sicuro dentro le voliere -.
Osservo il mio nuovo amico con l'occhio critico - Già, perdonami Nisibis, lo so che tu sei un rapace... ma ho anche appreso la Legge della Natura! Dio ha provveduto affinché ogni animale avesse il suo posto su questo pianeta. Sia fatta la volontà di Allah. Gli animali solo uccidono per cibarsi o per proteggere la loro progenie, vige quindi l’istinto insito nell’animale. Mentre l’essere umano uccide senza ragione, gli uomini si comportano molto male contro la loro stessa progenie e contro i loro simili. Si fanno la guerra uccidendo senza ragione e solo per avidità e desiderio di potere. Questo è malefico, è ignobile e dovrebbe essere punito. Mio padre afferma che la legge di Allah è buona e giusta, ma allora perché esiste il male? Perché sussiste il dolore? Perché gli uomini non sanno amarsi gli uni con gli altri come se fossero tutti fratelli? –
Il falco si è allontana dal trespolo sul quale ha dormito e con un paio di battiti d'ali si è avvicina a Samirah. Poggiatosi con destrezza sul bordo del letto nel mentre la giovane donna sposta la garza del baldacchino, osserva con occhio curioso spostando la testa di qualche grado con aria sorpresa ed al contempo curiosa. Poi quasi fosse stata la cosa più normale di questa terra, apre completamente le sue ali e dal suo esile corpo esce una voce melodiosa e dolce: - Samirah, non temere. Non sono semplicemente un falco sacro, Principessa, ma ho facoltà particolari… io ho conosciuto tua madre. Era davvero una donna bellissima, ma tu lo sei ancora di più, credimi. Tutto ciò che hai appena detto brucia come fuoco anche nel mio cuore. Ma ancora non è tutto rivelato! Ogni essere vivente segue un distinto percorso, questo per gli uomini buoni, per quelli cattivi ma anche per gli animali della terra, dell’acqua e dell’aria -. Mi stropiccio incredula gli occhi, deglutisco un paio di volte prima di riuscire a parlare nuovamente. - Hei, ma tu parli! Non è possibile che tu possa parlare la mia lingua... -
“Forse ho la febbre" penso tra me e me cercando di non mettermi a urlare un po' per la gioia un po' per la paura. Aspetto un lungo momento, mentre guardo intensamente negli occhi Nisibis che per tutta risposta rigira la testa nell'altra direzione. - Dai, principessa. Lo hai sempre saputo che gli animali parlano, molte volte però gli umani sono troppo assorti dai loro problemi e dal loro egoismo per stare ad ascoltarci. Allora? Cosa vuoi fare? Restare qui tutta la mattina a rimirarmi con quella faccina sbalordita? Pensavo che tu volessi andare alla ricerca di avventure! Ti fidi di me? Allora spicciati... ricordati però di un piccolo particolare Samirah, solo TU puoi udire la mia voce... Perciò è meglio se teniamo questa cosa nascosta; sarà un segreto solo per te e me, me lo prometti? -
Certo era la cosa più sbalorditiva che mai avessi potuto immaginare: il mio falco Nisibis è un falco parlante e forse mi cela qualche altro segreto… ma ora non voglio deluderlo, mi parla di “avventure” ed è proprio ciò a cui penso fin troppo di spesso! – Sei felice di stare con me? - sussurro con dolcezza mentre avvicino la mia mano per accarezzarlo sul capo. - Ahhh, perché dubiti che sia io stesso che ti ho scelto come amica? Samirah, piccola principessa intrigante! Vedi a cosa alludo quando dico che a volte gli uomini sono troppo assorti da altre quisquiglie? Il tuo problema era quello d’essere stata scoperta a spiare i falconieri, così non potevi ascoltare ciò che ti stavo svelando. Bene, oggi è un nuovo giorno, guardiamo di muoverci prima che tutti i servi e tutte le guardie siano a zonzo per il palazzo. Già con quel bellimbusto di principe Aziz, a volte era una seccatura avere tutti quei leccapiedi tra le piume. Spicciati. Guarda di utilizzare un buon travestimento se vuoi sgusciare fuori da qui senza farti beccare! Non scordarti principessa che il Califfo tuo padre si è fatto furbo e ha messo altre persone a controllarti. Muoviti, e vienimi dietro in punta di piedi e senza fiatare! -
Ancora in preda alla confusione mi infilo una tunica color sabbia, dei calzari in pelle che ricoprono le caviglie ed avvolgo la testa in 5 metri di garza dello stesso colore del vestito. Mi guardo allo specchio sorridendo: ho rubato una delle vesti delle serve che erano appese ad asciugare nella corte della servitù. La conferma della mia furbizia sono gli occhi che spuntano da sotto la fessura di garza! - Papà non apprezzerà questo nuovo travestimento. Se sapesse che rubo i vestiti delle domestiche, mi castigherebbe severamente -. Ma Nisibis non mi ascolta, già vola oltre il cortile, in perlustrazione per verificare che nessuno sia di guardia ai cancelli del giardino delle cinquanta fontane. Lo vedo spuntare dopo un paio di minuti: - Principessa, via libera ma facciamo presto! Le guardie stanno per darsi il cambio e noi dobbiamo approfittare della confusione per sgusciare dietro quell’immensa buganvillea. C’è una breccia nel muro di circa due spanne, l’altra notte ho visto una serva che usciva da lì per trovarsi con il suo innamorato… -
Dall’espressione divertita di Nisibis mi accorgo di quanto questo falco possa essere un vero ficcanaso! E per fortuna dovrei essere solo io a poter udire la sua voce, mi immagino quale potenziale racconta-pettegolezzi avrebbe potuto essere per orecchie indiscrete e curiose. Comunque questa volta evito di ribattere all’affermazione di Nisibis e lo seguo come un felino segue la sua preda.
Si annuncia una giornata cocente, anche se qualche nuvola ad oriente lascia presagire un possibile mutamento di tempo. In primavera accade di spesso che piove per qualche ora, permettendo così di irrorare almeno un po' le terre coltivate a cotone e cereali. Nei giardini del grande palazzo cresce ogni tipo di albero fruttifero ed un'infinita quantità di fiori e piante decorative. Io adoro la serra dove sono amorevolmente cresciute delle stupende orchidee provenienti da misteriosi paesi più ad oriente; molte volte ho fantasticato osservando la loro forma e colori sgargianti o sbiaditi. Ma ora non c'è tempo per fantasticare! "Dove si è cacciato Nisibis?" penso, guardandomi attorno. All'idea che il falco avesse potuto lasciarmi da sola, accresce l'emozione che mi fa palpitare il cuore con maggiore velocità. Odo un forte trillo provenire dall'etere, guardo verso l'alto e lo scorgo mentre scende in picchiata proprio direttamente sopra di me.
- Hei, lumaca. Hai intenzione di aspettare che tutti si siano svegliati per darti il buongiorno? Ti sei dimenticata che stiamo cercando di svignarcela alla chetichella per farci un giretto fuori dalla tua "gabbia dorata"? - Nisibis si è poggiato con leggerezza sulla mia spalla e mi bisbiglia all'orecchio.
- Beh, a dire il vero ti ho perso di vista... sei sfrecciato via così velocemente che ho pensato mi mollavi per farti i fatti tuoi per un po' -. Sorrido, notando la buffa espressione del falco che evidentemente non sopporta il non essere preso con serietà.
- Dovrai farci l'abitudine Nisibis: hai sentito cosa ha detto mio padre circa il mio caratterino? Pessimo... anzi, cattivissimo... ma mi sono accorta che il tuo non è poi tanto meglio. Per fortuna non sei un umano, con me potresti avere grosse grane -.
Il falco apre le ali centrandomi direttamente in faccia e facendomi ritrovare qualche piccola piumetta in bocca. - Già... sarebbe così tragico se fossi... un umano? - Nisibis emette un nuovo trillo e poi si getta con un poderoso colpo d'ali verso il disco solare. - Spicciati, Samirah-lumaca. Dobbiamo passare dietro le scuderie, ma non prendere Nazìr al-samt, non oggi; oltre quei mucchi di paglia c'è un'immensa buganvillea ottima per salirci sopra e sgattaiolare dall'altra parte del muro, se sei troppo grassa per passare attraverso la breccia! -
Faccio un paio di calcoli a mente, poi realizzo con un gemito la realtà che si profilerà davanti alle mie povere ginocchia e mani già martoriate. - Hei, ma è alto più di sei metri! E non so cosa c'è dall'altra parte, e se poi non vi è appiglio per ridiscendere fino a terra? Ti sei scordato che la buganvillea ha molte lunghe spine acuminate? - Evidentemente il falco neppure aveva ascoltato la frase, già si trovava in prossimità delle scuderie. Faccio grande attenzione a non farmi scorgere e quindi mi muovo con agilità restando nelle vicinanze di folti cespuglietti o alberi, quando noto una persona, mi appiattisco dietro questi arbusti ed attendo per un po'. Dopo una decina di minuti raggiungo il muro e vedo la folta pianta arrampicante carica di fiori color porpora; come afferma Nisibis, è bella solida e con facilità può sostenere il mio peso. Non riesco a trovare la breccia e quindi non mi resta che arrampicarmi su.
In un battibaleno, sono in cima e poi giù dall’altra parte oltre l'ostacolo. - Primo test di bravura passato a pieni voti! - giunge la voce trillante del falco mentre si accoccola sul mio braccio. - Già, ma dì un po' tu pennuto: pensavi fossi una pollastra piena di paura? Io sono una te-me-ra-ria - Rido di vero gusto mentre sbadatamente metto un piede in fallo per poi ritrovarmi a faccia in giù nel terreno arrido e brullo. La voglia di ridere mi è subito passata ma evidentemente Nisibis ora aveva un punto a suo favore!
- Ahhh, ma guarda guarda, una lumachina che striscia a fatica oltre un muretto per poi trovarsi a musetto in giù nella la terra. Sua Altezza! Principessa "te-me-ra-ria"... sei troppo pesante per me, non riuscirei a sollevarti -. Gli occhi mi si riempiono di lacrime di stizza, non di dolore mentre con un gesto sfuriato prendo una manciata di terriccio e la scaglio in direzione del falco che appare gongolante e divertito. Lui si scarta di qualche centimetro, si arruffa per benino le piume e poi cinguetta: - Co-cooo co-co-deee. Così fanno le pollastre, o mi sbaglio? -
Quando mi sono raddrizzata sulle gambe, lo guardo con aria minacciosa: - Senti, "socio in affari" gli scherzetti non li sopporto, come non sopporto quelli che si fanno beffe di me. Tu, per quanto mi concerne, puoi ritornartene dal tuo bellimbusto di principe Aziz. Sai cosa? Penso che siete tagliati l'uno per l'altro! Entrambi vi pavoneggiate come pennuti, entrambi avete la lingua biforcuta, entrambi siete pieni di... pieni di... - Ma non riesco a finire la frase perché le lacrime iniziano ad inzupparmi il turbante mezzo disfatto. Cosa diavolo mi prende? Perché non riesco a stare agli scherzi innocenti di Nisibis e magari fargliene io uno a lui? Il falco mi osserva, mantenendo una distanza di sicurezza. Evidentemente mi sta studiando, osserva ogni movimento e cerca di conoscere la mia prossima mossa. Io mi rannicchio nuovamente a terra serrando le braccia attorno alle ginocchia. Dopo un attimo, sento gli artigli del falco sul mio braccio: - Scusami Samirah. Sono mortificato, ma è stato più forte di me... insomma, mi diverto quando vedo che qualcuno se la prende e così continuo a vessare. Dai, abbiamo qualcosa in comune, io e te. Ecco non penso proprio che potrei sopportare di stare senza di te; hai ragione a dire che Aziz è scorbutico e che si pavoneggia. Ma la mia storia è molto diversa, Samirah. La verità è che... -
Alzo adagio la testa, incuriosita dalle affermazioni di Nisibis. - E qual è la verità? Ti ascolto... - Ma il falco si è già innalzato in volo e solo mi giunge l'eco delle sue ultime parole - ... terribile storia. Ti racconterò -. Per un istante ripenso a ciò che gli ho detto, forse anch'io avevo esagerato. - Ti chiedo perdono, Nisibis. Ritorna da me, ti prego! – Grido tra i singhiozzi e poi aspetto a lungo, scrutando il cielo che si è fatto cinereo, sperando dal più profondo del cuore di presto scorgere l'ombra scura cullata dai refoli del vento. Ma solo dopo un'ora decido di ritornare sui miei passi, mi sento la morte nel cuore e non ho più desiderio di andare all'avventura. Con la faccia rigata dalle lacrime e sporca di terra mi ritrovo a passeggiare lungo le voliere, in solitudine.
- Sua Altezza, per l’incommensurabile bontà di Allah, suo padre la cerca, per carità non si presenti con quegli stracci! Ma si può sapere dove era finita? - Sibilla la mia serva più fidata mi pende sottobraccio e letteralmente mi trascina in direzione delle mie stanze.
Mi sento particolarmente seccata per l'accaduto con Nisibis ed il problema è che non posso sfogarmi con nessuno. Chi volete mi creda se confido d’essere stata scelta quale amica da un falco parlante; un rapace tanto pieno di sé che non ha trovato nulla di meglio da fare che cercare a prendersi gioco di me stuzzicandomi?!
Dallo sguardo inquisitivo di Sibilla mi accorgo che la donna non si è lasciata scappare nulla: - Sua Altezza, ma dov'è il bellissimo pennuto che ieri stava con lei? Sembravate proprio inseparabili, come amici di lunghissima data! -
Rimugino su queste ultime parole: "amici di lunghissima data", ciò è proprio quanto nel mio più intimo percepisco, eppure…, no non può essere. Non è assolutamente concepibile, ho visto quell'uccello per la prima volta un paio di giorni fa. Ma qualcosa di oscuro non torna nei miei conti, ma in fondo è anche impensabile che un pennuto possa parlare o meglio, che un umano possa comprendere il linguaggio degli uccelli. - Sibilla, devo chiederti un'indiscrezione ma devi promettermi che non lo svelerai a nessuno -.
Divento seria e fisso la donna diritto negli occhi mentre cerco di carpire ogni sua minima titubanza o dubbio. - Ho bisogno del tuo aiuto. Dai discorsi che ogni tanto ascolto... insomma quando voi donne ve ne state per i cavoli vostri a raccontarvi indiscrezioni, ho sentito che parlavate del Gran Vizir e di una strana donna che lui frequenta con regolarità, questa avrebbe dei poteri straordinari. Che mi sai dire di lei? E' vero che conosce il futuro e che legge dalle foglie del tè la vera natura degli Uomini? - Sibilla impallidisce e gocce di sudore brillano sulla sua fronte, con nervosismo si stropiccia un lembo del lungo velo e tiene le sue labbra serrate con forza. Cerca di sfuggire il mio sguardo inquisitore.
- E' un ordine, Sibilla. Mi devi rispondere rispettando il rango al quale appartengo! Non voglio i dettagli, ma necessito una conferma. Questa maga potrebbe aiutarmi… insomma… devo vederla con urgenza, vorrei chiederle un paio di cosine che non posso discutere con mio padre e tanto meno con qualche altro maschio -.
Sibilla si porta le mani davanti al viso e per un lungo attimo rimane in silenzio come se stesse soppesando cosa raccontare. – Va bene, ti racconto ciò che conosco… ma è pericoloso sapere… può essere pericoloso per la tua vita, Samirah -. Sibilla inizia a raccontarmi grandi segreti e davanti ai miei occhi prendono forma arcane figure, per bocca della serva vengo a conoscenza di tanti misteri che avrebbero per sempre cambiato la mia vita. Poi Sibilla si zittisce, tremando cerca di raccogliere i fiori che ha lasciato cadere a terra: - Sua Altezza, non penso sia saggio... temo per lei, penso può ben immaginare cosa sarebbe capace di fare suo padre il Califfo se si accorge che abbiamo parlato di questi oscuri segreti. Samirah, ci sono cose delle quali è meglio non sapere l'esistenza -. Sibilla raccoglie l'ultimo giglio rosso e si allontana correndo verso l'ala orientale del palazzo, nell'aria resta il profumo dei fiori appena recisi.
Mi guardo le mani ed i vestiti pieni di polvere rossiccia, "meglio se mi spiccio a darmi una ripulita e poi raggiungo mio padre nella sala dei Quattro Venti, forse non si è ancora accorto che non ero nelle mie stanze". Mi lascio aiutare da un paio di altre mie serve, ma l’ultima frase di Sibilla mi tuona nella mente. Dal terrazzo davanti alle sale d'acqua posso osservare una parte del giardino, le voliere e la parte bassa della costruzione adibita alle scuderie. Speravo di intravedere il mio falco sacro, ma di lui neppure l'ombra. Una sorta di profondo sconforto mi prende il cuore. "Dove se n'è andato Nisibis? Accidenti a me, con questa mia brutta abitudine di non riuscire a mettere a freno la lingua. Offendo le persone senza veramente volerlo, sono scontrosa e maleducata, poi mi pento e soffro doppiamente. Ci tengo molto a quel rapace vezzoso..."
Mio padre mi sta già aspettando da un po', nel vederlo tutto agghindato nei suoi lussuosi paramenti mi scappa un sorriso. Solo il grosso turbante, lungo una quindicina di metri, lo impegna per quasi mezz'ora ogni volta che se lo deve "rotolare" attorno alla testa. Il mio sorriso diventa una risata sonora: - Papà, ti dona il color zafferano! Bello, è nuovo? - Gli salto al collo, ignorando l'etichetta che me lo vieterebbe, specialmente in presenza del Gran Vizir e dei suoi consiglieri. - Samirah, quante volte devo dirti... - poi con voce bassa mi sussurra all'orecchio - accidenti a te, dove ti eri nuovamente cacciata? Possibile che non riesco ad ottenere la tua ubbidienza? - Mi sorride in ritorno, mentre con la mano destra si liscia all'insù i baffi e con la sinistra si riaggiusta il turbante sulla testa.
- Posso restare qui un po' con te, prometto che non darò fastidio, iniziano ad interessarmi le questioni politiche legate al tuo regno. Considerando che non ho un fratello maschio e... che tu desideri che io prenda presto marito... è saggio avere qualche idea un po' più chiara su quali sono le incombenze del Potere. Nevvero, papà?? - La faccia del Califfo si fa molto seria, per un attimo mi assale il dubbio d'avere detto qualcosa di fuori luogo, ma dopo un paio di minuti di riflessione mio padre si rasserena: - Certo, per Allah! Hai perfettamente ragione, figlia mia. Non ho eredi maschi e quindi sei tu che un giorno dovrai regnare sulle mie terre. Ritengo quindi saggio e profetico poterti da ora in poi coinvolgere in tutti questi assunti di stato -.
Con curiosità i miei occhi scandagliano i visi dei presenti, tutti uomini, naturalmente! La faccia del Gran Vizir assume il colore del sangue raffermo mentre con uno scatto di nervi è saltato in aria gesticolando: - Sua Graziosa Maestà!! Spero si tratta di uno dei soliti scherzi di cattivo gusto di sua figlia la Principessa Samirah! E' inaudito, inammissibile, sfrontato ed osceno... una femmina, insomma un'appartenente al "sesso debole" non può e non deve immischiarsi in cose concepite solo per gli uomini! Mi oppongo, insisto affinché anche gli altri consiglieri non prendano con serietà quest'idiozia... -
Non ci vedo più dalla rabbia, con quale sfrontatezza si permette quella specie di citrullo raggrinzito dal tempo di insultarmi così apertamente? Tiro un profondo respiro e con fatica mi controllo per non rispondergli in malo modo, poi incrocio lo sguardo di mio padre che denotava lo stesso imbarazzo e fastidio. Confido nella sua saggezza sicura che avrebbe optato per una risposta diplomatica e regale. Avrei voglia di raccontare tutte quelle cose ascoltate di nascosto, circa gli incontri segreti del Gran Vizir con quella strana donna, quella maga. Ma a cosa servirebbe? No, decisamente devo restare zitta e piuttosto mordermi la lingua.
Il giorno seguente Sibilla si presenta molto presto nei miei alloggi: - Sua Altezza, ho qualcosa per lei. Si svegli, presto. Non dispongo di molto tempo poiché oggi devo andare al suq per acquistare le vivande con le impiegate delle cucine. Ci sarà una grande festa questa sera in onore del Principe Aziz... - Sibilla si copre con il velo la bocca, per celare un risolino che Samirah percepisce come beffardo.
- Ah, già, quella specie di aguzzino! Ho avuto modo di conoscerlo personalmente, il "Principe Aziz"... ed ho anche rischiato di farmi malmenare dalle suoe guardie-tirapiedi. Ma questa storia forse non la conosci, mio padre cerca sempre di occultare i miei pasticci, in fondo mi vuole un bene da morire -.
Mi sento un po' assonnata, evidentemente gli eventi del giorno prima mi hanno logorato, specialmente la scomparsa di Nisibis ha lasciato nel mio cuore un vuoto immenso. Mentre penso al falco, un velo di tristezza mi copre gli occhi, evidentemente Sibilla se ne accorge. - Sua Altezza, pensa al bellissimo rapace, nevvero? Non tema, sono sicura che ritornerà. In fondo è sempre un animale selvaggio nella sua natura e posso capire che egli preferisca la libertà. Ma ora guardi, le ho portato qualcosa!! -. Con un gesto rapido e circospetto, la serva trae da sotto le vesti un fagottino di seta rossa riavvolta con cura. Dentro c'è una sorta di collana intrecciata di fibre di cocco con un pezzo centrale di madreperla con raffigurato un umano dalle testa di falco. Con una strana sensazione al cuore, giro tra le mani questo strano monile, gli occhi fissi a rimirare le fattezze perfette e di indiscutibile raffinatezza.
- E' un amuleto raffigurante il Dio Horus, figlio di Iside ed Osiride. E' venerato oltre il mare, nelle terre dei faraoni, mia Signora! - Gli occhi di Sibilla sono due scintille d'ambra che mi fissano da sotto il velo, qualche ciocca ribelle di capelli ricciuti la fanno apparire ancora più circospetta. - Horus? Un uomo-falco? Sibilla, cosa significa? Perché mi doni quest'oggetto così strano? - La serva si inchina poi sottovoce mi sussurra nell'orecchio: - Voi stessa mi avete chiesto informazioni sulla veggente con la quale il Gran Vizir ha appuntamenti regolari. Questo è un omaggio da parte sua: è un dono di Nekhbet, questo è il nome della maga, lei è la "Dama dalla bianca Corona"... E' partita per qualche giorno ma quando ritornerà in città sarà molto felice di incontrarla. Io non le ho detto nulla... apparentemente lei già conosce tutto, Nekhbet parla con gli elementi dell'Aria, dell'Acqua, del Fuoco e della Terra. Lei è molto potente, Sua Altezza. Terribilmente potente! - Dallo sguardo sincero di Sibilla comprendo che è la verità, chiaramente sono sbalordita per questa strana coincidenza, ma laddove governano forze oscure non è possibile spiegare ogni cosa.
Nel più profondo del mio cuore percepisco che Nekhbet è in qualche maniera coinvolta con la sparizione del mio amico Nisibis. Tra le mani stringo l'amuleto, l'effige del falco assume il colore dell'oro e bagliori diffusi si propagano nella camera. Socchiudo gli occhi mentre la serva si allontana lasciando un leggero sentore di erbe aromatiche che sempre tradiscono la sua presenza. Mi siedo un attimo su un grosso cuscino, gli arabeschi intagliati nel legno d'un paravento posto dinnanzi ad una finestra celano la mia presenza mentre io posso osservare ciò che accade nella corte centrale. I preparativi della festa sono in fervore, ovunque il brusio dei servi indaffarati sottolinea l'importanza che assumeranno questi festeggiamenti. "Che se lo pigli il diavolo, quell'antipatico di Aziz. Per Allah quanto non posso sopportarlo! La sola idea di dovermelo ritrovare dinnanzi mi da il voltastomaco".
L'arrabbiatura interferisce con il mio morale già nero, che fare? Penso all'opportunità di mettermi a letto fingendo d'essere ammalata, ma questo significava dover prendere chissà quale intruglio schifoso solitamente somministrato come medicina da parte dell’astronomo nonché medico di corte. No, meglio cercare un'altra scusa. Mhhhhmmmm pensa che ti ripensa, non mi viene nessuna idea in testa. - Bene, allora affronterò l'argomento in maniera diretta con mio padre! E se non mi vuole ascoltare, gli terrò il muso per il resto del mese! -
La frase mi esce di bocca chiara e con un tono di voce tale da rendere possibile l'udirmi fino nei corridoi. Non resto però più sbalordita di tanto trovandomi davanti alla porta mio padre che evidentemente mi stava cercano: - Tu affronti cosa... con me? Figlia mia, ma parli da sola oppure mi nascondi da qualche parte... quell'uccello, quel falco che appartiene al Principe Aziz... -
Ci mancava solo questa. Fisso papà con occhi di fuoco mentre sbotto in un vero e proprio martoriato sfogo: - Non pronunciarlo, papà. Non proferire più quel maledetto nome di quell'essere tanto ignobile che se fosse per me lo darei in pasto alle tigri che vivono nei boschi al nord del Regno! E' infame, meschino ed arrogante, padre. Penso di sapere che cosa entrambi state confabulando... e la mia risposta è no! Non acconsentirò MAI, capito? Mai e poi mai mi lascerò maritare un tale individuo. Piuttosto resterò zitella ed un giorno regnerò sulle tue terre da sola. Sarò una Califfa, papà, la Califfa Samirah -.
Mi butto sul letto in singhiozzi terribili e lamenti tali che anche mio padre si impietosisce; lo conosco bene e questa è l'unica maniera per intenerirlo e da lui ottenere tutto ciò che desidero. - Tesoro mio, suvvia, su su non fare così. Mia preziosa Samirah non struggerti, va bene, non mi farò speranze sulla possibilità di darti in moglie al Futuro Califfo Aziz al Ben Saffid! Pensavo poteva essere per te un buon partito, ma se tutto è iniziato con il piede sbagliato, mi rendo conto che non è possibile porvi rimedio! Tutto forse per colpa di quello stupendo falco! Ma dimmi, figlia adorata, mia gemma preziosa... dove lo hai nascosto? Sii prudente poiché il Principe A... beh, il suo precedente proprietario lo sta cercando come un ossesso. Questo suo comportamento mi sembra però stranamente assillante, sono vecchio e penso che ci è celato qualcosa, Samirah. Sii prudente e questa sera stammi sempre vicina, ti proibisco di allontanarti da sola! Farò mettere altre guardie in tua protezione. Sai, ho davvero l'impressione che tua madre sia sempre tra noi... ho avuto uno strano sogno questa notte. Non ne ho parlato né con il Gran Vizir né con l'Hajib. Nel sogno la mamma mi diceva che era un segreto e che solo la "Dama dalla bianca Corona" avrebbe potuto aiutarmi -. La frase del Califfo mio padre mi paralizza il corpo, soffoco gli ultimi singhiozzi mentre con mani tremanti lo abbraccio:
- Allah Akbar! Padre... ho scoperto chi è questa Dama... il suo nome è Nekhbet, Padre! -
Il Califfo emette un grido, poi mi prende entrambe le mani tra le sue e me le stringe con grande forza: - Non è possibile, Nekhbet... non è... ella non appartiene più al mondo dei viventi! -
Durante tutta la durata dei festeggiamenti, Samirah è praticamente rimasta incollata alla tunica di suo padre, suscitando persino la sorpresa del genitore abituato fin troppo a doverla far cercare in continuazione.
La giovane ha messo tutto il suo impegno nelle attività ludiche proponibili durante un banchetto: equilibrismo di cucchiai in bilico sopra montagne di cuscus, vallate attraversate di fiumi di salsa piccante dove le dita finivano con l'imbrattarsi e poi lasciare tracce sopra tovaglie immacolate. Insomma, la Principessa proprio dava segni evidenti di noia incontrollabile. Era persino riuscita a far ribaltare un vassoio con una trentina di boccali riempiti di tè di menta e spezie.
Il Principe Aziz si è drappeggiato di sete e organze ricamate con perle e pietre preziose, il grande turbante è fissato con una spilla tempestata di diamanti di notevole bellezza rappresentante un falco. La sua presenza è certamente di grande fascino e nobiltà, ma Samirah evita con cura di guardarlo in faccia e si è persino nascosta anche gli occhi sotto un finissimo velo che impedisce a sguardi indiscreti di riconoscerla.
Comunque, celatamente, la Principessa osserva Aziz avendo notato la spilla sul suo copricapo che le ha subito riportato alla memoria Nisibis. Il Principe appare rabbonito e in una certa maniera ora Samirah prova per lui compassione.
Il Principe le ha fatto consegnare da uno dei suoi cicisbei un enorme mazzo di gigli reali dall'intenso profumo inebriante, coi fiori c’è una scatola di legno di radica con un inserto di corallo rosa intagliato sul coperchio. Samirah ha visto di sfuggita le fattezze di un viso di donna con minuscole perle e diamanti incastonati fra i capelli mentre le labbra sono ricavate da un unico rubino di almeno 4 o 5 carati. La somiglianza con i suoi lineamenti è sorprendente e la Principessa si chiede come l'autore dell'intaglio abbia potuto produrre un tale prodigio senza necessitare la presenza della modella in carne ed ossa.
Ma Samirah con decisione rifiuta i regali pregando il servitore di riportarli al suo padrone. Evidentemente questo atteggiamento infastidisce il Principe Aziz, che ritorna uno sguardo laconico a Samirah mantenendo però la calma.
La Principessa ascolta i racconti delle poche donne presenti, cercando di carpire tutte quelle informazioni che potevano tornarle utili. Non aveva però visto la sua serva preferita: Sibilla forse aveva avuto la giornata libera, poiché di lei non c’è traccia. Ma la cosa indispettisce parecchio la Principessa: a causa delle indiscrezioni della serva ed il regalo della Dama dalla bianca Corona Samirah si è fatta ancora più irrequieta ed ha finito per fantasticare ad occhi aperti. Sotto i suoi abiti e veli, Samirah ha indossato il collare in fibre con l'effige di Horus. La presenza su di sé della divinità egizia le infonde sicurezza ed un senso di protezione. Si distende appoggiandosi contro la moltitudine di cuscini squisitamente ricamati e dopo un po’ cade in un sonno profondo turbato solo dalle gelide mani del vento che nel sogno le permettevano di volare altissima nel cielo.
Nel sogno, come per magia, Samirah ritrova il suo falco Nisibis e da lui si lascia condurre oltre l'orizzonte nel cremisi lasciato dal sole tramontante e poi oltre, verso la buia coltre impenetrabile proveniente da Oriente.
Mai come prima d'allora la giovane donna provava emozioni così intense e sublimi. Di per se già il potersi librare nell'aria è una percezione indescrivibile che da sempre nel più profondo del suo cuore desiderava provare. A livello subliminale Nisibis la incoraggia, spiegandole come il meccanismo dell'aerodinamica permette ad un corpo di librarsi in volo e Samirah, incantata, ascolta e memorizza i suoi insegnamenti. Si sente d’appartenere all’elemento dell’Aria, nel suo più profondo si convince che lei appartiene in realtà a quel mondo fatto di piume e correnti ascensionali che ti trasportano sempre più in alto. Non prova paura. Si sente protetta, come mai prima d’allora si era sentita! Con Nisibis sorvola paesaggi meravigliosi dei quali unicamente aveva sentito parlare dai rari viaggiatori che giungevano in visita dal Califfo suo padre. Quando qualcosa interessava ed incuriosiva entrambi, Nisibis percepiva il desiderio di Samirah e si lanciava in picchiata verso la terra ferma. Vagavano quindi sopra pianure desertiche o distese turchese e blu di fiumi e mari; ammiravano piccoli villaggi e paesi circondati da alte mura ed imparavano a conoscere le diverse fisionomie degli abitanti di quei luoghi. Dall’etere intravvedevano le molteplici specie animali, da quelle che risiedevano sulla terra, quelle nell’acqua e naturalmente quelle che vivevano nell’aria.
Ma improvvisamente il sogno si dissolve e la Principessa viene ricondotta nella realtà dalla voce di suo padre che la chiama: - Figlia mia! E' molto tardi, penso che tra non molto sorgerà il sole, è saggio dunque se tu vai nelle tue stanze. Anch'io andrò a riposare, sono molto stanco e purtroppo l'età non mi permette più di esagerare -. Il Califfo accompagna sua figlia verso l’ala del palazzo dove ci sono le sue stanze. Le dona un bacio dolce sulla fronte mentre le accarezza soavemente i capelli. - Dolci sogni, papà. Avrai tempo per me nel corso della giornata? Ci sono un paio di cose che desidero discutere... dovrò anche raccontarti il sogno che ho appena avuto. Era strano, papà. Non ho mai avuto un sogno che potesse riempirmi così di felicità -. Il Califfo sorride, allontanandosi contornato dalle sue guardie. - A più tardi, figlia mia, ti auguro tanti altri sogni così belli -.
Passano i giorni, le settimane e ad ogni trillo o frullar d’ali nel cielo, mi sento paralizzata per qualche secondo prima che mi possa rendere conto che è solo una colomba o un airone. Nisibis non è più tornato e questo suo abbandono mi fa sprofondare nella tristezza più oscura. A nulla sono valse le parole di conforto di mio padre: - Vedrai, piccola mia, quando ci sarà la schiusa delle uova dei falchi sacri… sono sicuro che i miei falconieri ti aiuteranno a scegliere un piccolo pulcino di falco. Sarà tutto tuo e tu lo alleverai con amore. I falconieri mi hanno svelato che per renderli “speciali” bisogna che il loro futuro padrone sia presente al momento nel quale il pulcino buca il guscio. Il piccolo di falco riconoscerà in seguito quella persona come proprio genitore -.
Ma non provavo consolazione, mi sentivo come morire dentro. Non desideravo un altro piccolo falco, io bramavo il ritorno di Nisibis. Era quel falco e lui solo a cui anelavo dal più profondo, senza riuscire a capire il perché di questo legame così intenso.
Dopo un’altra settimana passata a spiare le voliere ed i falconieri, a volte rifiutando il cibo e la presenza di mio padre, ricevo con sorpresa un messaggio da Sibilla scarabocchiato su di un pezzo di pergamena ruvida e di pessima qualità. “Sua Altezza, la prego di non dire nulla a nessuno, mi raggiunga dietro le scuderie dove c’è la grande buganvillea che ricopre tutto il muro di cinta. L’attenderò dopo il calar del sole.”
Il messaggio mi ha messo addosso una tale eccitazione che anche in presenza di mio padre fatico a restare tranquilla. Fortunatamente lui è troppo felice di vedermi sorridere che non ha chiesto nulla.
Quando le ombre nel parco hanno iniziato ad allungarsi e le nuvole all’orizzonte si tingono di caldi colori rossastri, trepidante mi vestito con abiti di lino avvolgendo i capelli in un lungo velo marrone. Ho raccolto qualche moneta ed un paio di miei ninnoli da poter se necessario utilizzare come merce di scambio. Mi trovo a fantasticare, girovagando per mondi sconosciuti o meglio, visti a sprazzi durante quelle volte che ero riuscita a sgusciare fuori dal palazzo per andare all’avventura. “Chissà cosa vuole dirmi Sibilla! Forse ha ritrovato Nisibis, forse è ferito gravemente e necessita il mio aiuto. O Allah, fa che non sia così!”
Apro con estrema cura il piccolo cassetto nascosto sulla parte inferiore del letto a baldacchino: è un nascondiglio dove ripongo le mie cose più preziose e segrete. Ci sono un paio di piume di Nisibis, l’involucro dove era stata avvolta la collana in fibra con l’effige rappresentante Horus, una strana pietra che vedo per la prima volta… chissà come ci era finita lì dentro. Seguendo l’istinto, afferro anche la pietra e l’infilo in una sacca che porto appesa al collo. In punta di piedi e trattenendo il respiro mi incammino lungo i corridoi evitando ogni luce e nascondendomi ogni qualvolta che sento delle voci giungere nella mia direzione.
Dopo un tempo che pare interminabile, ho raggiunto le scuderie. Cerco di tenere a freno il desiderio di salutare il mio cavallo, anche se una strana sensazione mi urge nei passi facendomi ritrovare proprio davanti al suo giaciglio.- Psss mio amato Nazìr al-samt! Sono io, voglio salutarti e dirti dove vado, anche se non sono certa di ciò che accadrà -. Quasi fosse predestinato questo strano evento, il mio piccolo cavallo arabo si gira e mi raggiunge in pochi passi. Poggia la sua testa sulla mia spalla, dandomi quindi qualche colpetto col muso. - Si, mio prezioso, vado a cercare Nisibis. Sento che sarà così, è forse questo il destino? - Il cavallo sbuffa dalle narici con veemenza mentre conficca ripetutamente lo zoccolo destro con forza nel terreno, quasi vuole farmi capire che anche lui desidera uscire da lì per provare la libertà e seguirmi ovunque io andassi. - Non puoi venire con me, Nazìr al-samt! Tu non puoi passare dalla breccia nel muro e neppure saltare oltre. Aspettami qui, ti faccio solenne promessa che ritornerò. Non ti lascerei mai solo, ti voglio tanto bene! - Il cavallo nitrisce fievolmente, gli occhi immensi sembrano riempirsi di lagrime… ma i cavalli non piangono! Esco dalla scuderia senza fare alcun rumore, raggiungo il muro di cinta e cerco con lo sguardo Sibilla. La serva è rannicchiata in terra, appare come se stesse dormendo ma non appena si accorge della mia presenza, si alza con uno scatto. - Andiamo Sua Altezza, Nekhbet ci sta attendendo non molto lontano da qui -.
La temperatura è fresca e la brezza della sera avvolge con le sue fragranze di fiori le due donne. Sibilla segue il sentiero che dal retro dei giardini conduce verso il mercato delle stoffe, dopo due o tre giri tra le tende, si ferma davanti ad una colore del sole al tramonto. - E’ qui, non mi è permesso entrare. Io attenderò fuori -.
Entro con una strana sensazione alla bocca dello stomaco, ma non è paura. Stranamente non provo timore… tutto appare come tessuto nelle trame della mia vita, ogni cosa è come se fosse stata premeditata da sempre, fin dal mio concepimento. Le tante domande si susseguono nella mia mente, sento che l’anima è in fervore, percepisco che tra breve scoprirò la verità. La mia vera natura, quella di Nisibis, il perché della vita.
La donna è avvolta in un abito blu che mi ricorda il fluire del Tigri e dell’Eufrate, porta un turbante dello stesso colore cangiante della sabbia del deserti, in quella fioca luce che danza nei bracieri posti attorno ad una bassa tavola da tè. - Vieni avanti Samirah! E’ da lunghissimo tempo che ti attendevo. Il nostro incontro è stato scritto nella notte dei tempi, dove solo le stelle sono state testimoni. Hai timore di alzare il velo della verità? Lo sai che cosa può questo significare, venerata Principessa? - Nekhbet, La Dama dalla bianca Corona si alza con entrambe le braccia protese verso di me. Sento la sua presenza penetrare le mie carni, mentre l’amuleto di Horus si fa pesante attorno al mio collo. Discosto i veli e prendo l’effige con la mano destra, la superficie di madreperla appare gelida al contatto ma una fioca luce argentea si sprigiona a poco a poco. Resto come pietrificata nell’accorgermi che dal medaglione si sprigiona una nebbiolina che si materializza in una figura maschile di alta statura, dai fianchi ricoperti da strani paramenti color oro e cenere. La figura porta dei bracciali e cavigliere d’oro e sulla testa è poggiato uno strano copricapo di foggia dissimile a quelli usati in Mesopotamia. L’uomo dapprima appare etereo e solo dopo alcuni minuti l’apparizione assume consistenza e si gira verso di me inchinando il capo.
- Grazie, Samirah dolce, per avermi cercato. E grazie alla potente Nekhbet, venerata ed acclamata tra gli Dei, per aver acconsentito che la profezia si avverasse -. Io resto sbigottita ad osservare da una parte la trasfigurazione della divinità Horus che da medaglione diventa umano e dall’altra quella di Nekhbet che da umana si trasforma in un candido avvoltoio. La voce della dell’uomo continua: - Non mi riconosci Principessa? Lascia che siano gli occhi del tuo cuore a guardare e dimenticati di essere in una forma materiale. Siamo unicamente Energia, energia divina che deve poter seguire il corso delle profezie, umane e divine… siamo unicamente un tutt’uno e nulla è prescindibile -. Mi si avvicina, senza avere bisogno di muovere gli arti, come se la sua struttura metafisica si spostasse nella nostra dimensione grazie alla forza del pensiero. Mi sento strana, chiudo gli occhi e “percepisco” utilizzando gli occhi del cuore. Poi comprendo: tutto diventa nitido e la mia mente si apre, i pensieri si riordinano permettendo ad ogni dubbio d’essere cancellato.
- Nisibis! Mio amato Nisibis… quanto ti ho cercato, quanto ho sofferto per la tua sparizione! - Lagrime bruciano le mie guance, scendono a lavare un viso che arde per l’emozione mentre una gioia immensa mi avvolge.
- Samirah, non ti ho mai lasciata poiché io sono “dentro” di te. Questa era una prova d’amore voluta da mia madre Iside… è una leggenda dolorosa nella quale era predestinato che solo l’amore incondizionato di una fanciulla avrebbe potuto liberare il mio spirito. Così hanno voluto gli Dei, questo è il mistero che mi lega a te… per l’Eternità! -
Ed io finalmente comprendo: mi avvicino a Horus-Nisibis, lo guardo per un’ultima volta rapita dal profondo amore che provo e dalla bellezza delle sue fattezze umane. Accarezzo i suoi capelli corvini mentre le mie lagrime bagnano le sue gote, in quell’abbraccio nel quale le nostre essenze di Luce si uniscono la mia voce si fa autorevole: - Dama dalla bianca Corona, possente Nekhbet, sia quindi appagata la profezia degli Dei. Ho fatto la mia scelta! -
Tutto accade all’improvviso, raccolta tra le possenti braccia di Nisibis cerco la pietra rossastra che avevo trovato nel cassettino dove tenevo nascosti i miei segreti. Tremante cerco la mano di Nisibis: entrambi stringiamo la pietra con forza. Non provo dolore, ma percepisco che il mio corpo diventa sempre più leggero, sempre più inconsistente.
Nell’oscurità, finalmente solo due meravigliosi falchi sacri spiccano il volo verso le dune del deserto… sulla terra, davanti ai piedi della maga Nekhbet una rosa del deserto di considerevoli dimensione.
Un pegno… dell’incommensurabile forza dell’Amore… e dei sogni che sempre possono avverarsi.
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