Writings

Le ali del Destino

(sulla base di una storia veramente accaduta)

Volete che vi racconti una storia speciale? Una storia che parla di una bellissima amicizia tra un’aquila ed un uomo?

Allora mettetevi comodi, respirate a fondo ed aprite il vostro cuore…
Siete pronti?
Immaginate una grande aquila reale femmina (che è ca. del 20% più grande del maschio), un meraviglioso esemplare adulto dall’apertura alare di ben 220 cm e che pesa 6 kg.
Riuscite ad immaginarvela?

Il suo nome era Chrysa (Chrysaetos in greco significa per l’appunto aquila d’oro)…

Chrysa viveva in una zona molto rocciosa dell’Italia del nord: nella Valle d’Aosta.
Un luogo bellissimo rimasto selvaggio e dove le persone andavano per ammirare la Natura e gli animali.
Lì, in un piccolo paesino tra le vallate viveva un anziano signore pensionato da poco, che aveva dedicato tutta la sua vita a curare le persone ammalate.

Questo signore, che si chiamava Giovanni, ogni giorno faceva delle lunghe passeggiate nelle quali si fermava a lungo a contemplare la bellezza della natura che lo circondava.
Usciva di casa il mattino presto con uno zaino nel quale riponeva con cura una felpa pesante da utilizzare qualora si fosse alzato il forte vento da nord che portava il freddo; poi metteva nello zaino anche qualche cosa da mangiare: un po’ di frutta fresca, del pane con del formaggio e non poteva mancava una thermos con un infuso alle erbe di montagna addolcito con del miele.

Giovanni salutava la moglie che restava in casa (a lei non piaceva camminare per ore ed ore sui sentieri scoscesi e ripidi tra le montagne) e poi s’inerpicava su su, sempre più in alto.

Ogni giorno Giovanni faceva uno strano incontro, circa a metà strada tra il paesino e la vetta della montagna che si trovava a 2.300 metri.
Si fermava sopra un grosso masso piano, apriva lo zainetto e spiluccava un po’ di frutta.
La prima volta che notò Chrysa ebbe un po’ timore che volasse subito via, spaventata dalla presenza di un essere umano.
Ma la grande aquila era rimasta immobile, lei appoggiata sull’ultimo ramo di un immenso abete, era ben mimetizzata… ma lo sguardo indagatore di Giovanni l’aveva scorta.
Il vecchio l’aveva osservata in perfetto silenzio, con grande ammirazione e rispetto. Fin dalla sua più tenera infanzia aveva guardato questi grandi rapaci volteggiare maestosi nell’aria, era sempre stata una sorta di venerazione e grande amore.
Anche l’aquila osservava Giovanni forse incuriosita dal notare quel vecchio uomo che si abbarbicava ogni giorno su quella montagna alla ricerca di chissà cosa.
Da quel giorno il rapace e l’uomo si incontravano lì, puntualissimi quando il sole lambiva ad oriente un parte dell’estesa foresta di abeti. Si osservavano in silenzio per quasi un’ora e pareva che a livello di energia potessero comunicare tra di loro.
Giovanni percepiva un sentimento di grande amore nascere dentro il suo cuore per Chrysa. Quando tornava a valle nel tardo pomeriggio, con la moglie ed i nipoti, raccontava della maestosa bellezza dell’aquila reale che ogni giorno incontrava a mezzo cammino dalla vetta.
Specialmente i nipotini avevano mille domande: - Ma è sola? Questa tua aquila non ha una famiglia? – Giovanni non sapeva cosa rispondere, se lo era chiesto anche lui più volte se Chrysa avesse un compagno, se avesse dei piccoli.
Sapeva che solitamente le aquile scelgono il loro compagno e gli restano fedeli per tutta la loro vita, aveva anche letto che un’aquila solitamente aveva due piccoli ma che solo uno poteva sopravvivere poiché era la legge del più forte. Nella natura, l’aquilotto necessitava tantissimo cibo e sopravviveva tra i due quello che era più forte dell’altro.
- Non so, piccini – rispondeva Giovanni ai nipoti – non ho mai visto se Chrysa ha un compagno e se ha dei piccoli -.
In effetti Giovanni non aveva mai cercato di seguire Chrysa per scoprire dove avesse il suo nido. Pensava doveva essere molto più in alto, tra gli speroni di roccia nuda dove nessuno poteva giungere con facilità.
Il giorno seguente l’uomo preparò il suo zaino e s’inerpicò lungo il sentiero che lo avrebbe portato all’appuntamento con la sua amica Chrysa.
Attese a lungo e malgrado il tempo si era mutato e minacciava di giungere un temporale da nord, Giovanni restò a lungo sul luogo dell’appuntamento… ma Chrysa non venne.
Il giorno seguente, con il cuore in tumulto l’uomo risalì in fretta il sentiero percependo che qualcosa doveva essere accaduto.
La grande aquila reale non venne e l’anziano iniziò a disperarsi. Era un uomo di fede e pregò Dio affinché prendesse cura del grande rapace, lo pregò di mandargli un segno… Giovanni era tanto infelice ed anche la seconda sera quando giunse a casa, i suoi famigliari lo videro piangere.
Anche il terzo giorno Chrysa non venne ed allora Giovanni decise che non poteva più aspettare. Sentiva che l’animale aveva bisogno di lui, percepiva che doveva agire immediatamente senza perdere tempo.
L’uomo lasciò che il suo cuore lo guidasse, sentì la forza dell’amore che lo univa alla grande aquila prendere le sue gambe ed indicargli la via da seguire.
“Si, buon Dio… ti prego aiutami a ritrovare Chrysa. So che ha bisogno di me, dammi la forza malgrado la mia vecchia età, conducimi veloce a lei”
Queste erano le parole che Giovanni si ripeteva nella mente, pregava forte e con tanto amore mentre grosse lagrime sgorgavano dai suoi stanchi occhi.
Salì in alto, molto in alto, così tanto in su che sentiva l’aria mancargli nei polmoni. Per lui era un grande sforzo ma la forza dell’amore lo stava conducendo proprio dove Chrysa aveva il suo grande nido.
Quasi proprio sulla vetta, a 2.200 metri, Giovanni notò la grande macchia scura di circa due metri di diametro. Nel nido c’era un piccolo aquilotto che gridava forte e sulla roccia a meno di un metro giaceva Chrysa.
Il cuore di Giovanni iniziò a pulsare forte forte, con una mano si asciugò le lagrime e poi con un ultimo sforzo superò uno spuntone di roccia e ridiscese qualche passo in direzione del nido.
Procedeva a carponi, lentamente per non spaventare il piccolo e l’aquila, ma notò subito notò lo sguardo fiero del rapace che lo aveva riconosciuto.
L’animale appariva disidratato e proprio in un brutto stato, Giovanni che era stato un bravo medico, cercò sull’animale tracce che potessero spiegare il perché l’aquila stesse male ma non trovò nulla. Quando nuovamente i loro sguardi si incontrarono allora Giovanni notò che la parte superiore del grande becco uncinato dell’aquila era cresciuto in maniera anomala impedendole di aprirlo. Chrysa stava morendo di fame e con lei anche il piccolo aquilotto.
L’uomo non ci pensò due volte, con estrema cura utilizzò la felpa per avvolgere il piccino che depose all’interno dello zaino, la povera bestiola doveva essere allo stremo delle sue forze e neppure cercò di ribellarsi.
Poi prese con estrema dolcezza Chrysa tra le braccia, l’aquila pesava sicuramente più di 5 kg. e con immensa fatica Giovanni riuscì a scendere verso il paesino.
Arrivato a casa chiamò un veterinario suo amico e dopo mezz’ora erano entrambi nel suo ambulatorio.
Diedero a Chrysa un sedativo e le inserirono una trasfusione liquida per nutrirla ed idratarla, poi operarono il suo becco affinché potesse di nuovo aprirlo.
Si presero cura anche del suo piccolo, in seguito dopo un paio di giorni Giovanni ed il suo amico riportarono Chrysa e l’aquilotto fino al nido dove erano stati soccorsi.
Poi si allontanarono adagio adagio, sempre per non spaventare entrambi gli animali che ora erano nuovamente in buona salute!
Mentre i due uomini scendevano verso valle, notarono la grande aquila che volteggiava sopra le loro teste, Giovanni percepì il messaggio che era un ringraziamento per averle salvato la vita.

Per tutta l’estate l’anziano medico in pensione si recava all’appuntamento con Chrysa, ora l’aquila gli si avvicinava di più e restava ad osservarlo a meno di un metro di distanza.
Giovanni le parlava sommessamente, raccontandole tante storie della sua giovinezza a volte l’aquila arruffava le piume e roteava la testa, come stesse partecipando anche lei alla saggezza del vecchio.
Erano diventati buoni amici, Chrysa aveva preso l’abitudine di seguirlo volando un po’ meno in alto fino all’inizio del paesino, attendeva che Giovanni si voltasse per salutarla con la mano e poi il rapace s’innalzava sempre più in alto, fino a sparire alla vista del vecchio.

Un giorno uggioso Giovanni era rimasto tristemente davanti alla porta di casa, soppesando se andare o non andare all’appuntamento con la sua amica Chrysa.
Ma ormai l’amore che lo univa all’aquila era troppo grande per fargli rinunciare alla gioia di stare con lei e così, malgrado la pioggerella fine fine che scendeva, l’uomo si mise una giacca a vento e s’arrampicò lungo il sentiero.
Salì un po’ incespicando poiché il terreno era umidiccio ed i suoi scarponi non facevano bene presa nella terra bagnata.
Si sa che la montagna è pericolosa e che nasconde grandi insidie, anche a quelle persone che vi sono cresciute e conoscono i suoi segreti.
Giovanni mise un piede su di un sasso liscio e cadde. Non riuscendo ad afferrare nulla con le mani, si ritrovò a scivolare lungo il pendio per una ventina di metri finendo in una buca tra grossi macigni. Nella caduta si era rotto il femore e scorticato la gamba ed il braccio destro; il dolore era lancinante e malgrado cercasse di restare calmo, perse i sensi e rimase immobile.
A quell’altezza non c’era anima viva e nessuno che potesse soccorrerlo… rischiava di morire.
Ma la sua amica, la grande aquila reale lo aveva scorto dall’alto e lo aveva riconosciuto.
Con cerchi concentrici, iniziò a volteggiare avvicinandosi sempre più al luogo dove Giovanni era raggomitolato su se stesso privo di sensi.
Chrysa lo sfiorò con il suo grande becco uncinato, quasi volesse accertarsi che l’uomo fosse ancora in vita. Poi aiutandosi con il becco e con gli artigli della zampa, riuscì a sfilare lo zainetto di Giovanni.
L’aquila è un volatile molto intelligente, sapeva che questa era l’occasione per aiutare l’amico che altrimenti sarebbe morto.
Fendendo l’aria con agilità ed urgenza, Chrysa volò verso valle tenendo tra le zampe lo zaino fino a raggiungere la casa dell’amico del vecchio.
Si ricordava del veterinario che aveva salvato lei ed il suo piccolo, era sicura che quella era la cosa più giusta da fare.
Le grida stridule dell’aquila avevano fatto accorrere diverse persone meravigliate di trovare in quel luogo una grande aquila reale.
Il veterinario riconobbe l’aquila e notò immediatamente lo zaino che questa aveva abbandonato ai piedi della scaletta che portava all’ambulatorio.
L’uomo diede l’allarme al soccorso alpino. Fu facile ritrovare Giovanni che era sempre privo di sensi, grazie Chrysa aveva iniziato a volteggiare a cerchi concentrici proprio sopra il luogo dove lui giaceva.

La storia racconta che ancora oggi è possibile udire le grida stridule di Chrysa in risposta alle dolci parole e fiabe che Giovanni, innamorato della sua amica aquila, le racconta.
 
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