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Writings |
Fili di Cristallo
Un manto di oscure nuvole ricopre il cielo di quel pomeriggio uggioso, eppure un’indefinibile gioia trascina i miei pensieri attraverso quelle stesse viuzze dove, qualche settimana prima, un sole autunnale aveva irradiato sopra i nostri passi.
L’odore delle foglie e dell’erba bagnate solleticano il desiderio di un momento d’intimità in un qualche bistrot; l’uomo ammicca divertito quasi mi avesse letto nel pensiero. - Andiamo a berci una tazza di tè? Conosco un posticino davvero speciale non molto distante da qui, sono sicuro che l’adorerai -.
Mi stringe a sé con più forza poi mi arruffa i capelli in una carezza affettuosa e, sollevandomi il bavero del capotto, aggiunge: - Sono mortificato, avevo ordinato per te quattro giorni di sole! Dovrò impegnarmi affinché non ti annoi. Sono così felice che hai accettato di tornare così presto, non puoi immaginare la mia gioia! -
I suoi occhi contemplano il mio viso divertito, sento il suo sguardo trafiggere la mia baldanza mentre nella sua voce percepisco una flessione indefinibile, tenera, ma al contempo fin troppo razionale. Il suo viso appare pallidissimo, contornato dai lunghi capelli corvini che con dispetto ad ogni sbuffo di vento scendono a nascondergli gli occhi decorati da sopraciglia delicate e quasi femminili. Le sue labbra sono secche, le inumidisce con la punta della lingua gesto questo, che mi porta un brivido lungo la schiena.
Il canto degli uccelli appollaiati sopra i rami quasi spogli, poi più in là lo stridere delle gomme sull’asfalto bagnato, ci riportano al presente. Lui sorride e due fossette ai lati della bocca danno a quell’espressione d’uomo un non so che di fanciullesco.
Lungo il viale le bancarelle che vendono mele ricoperte di caramello oppure croccante di mandorle tostate, mi riportano alla memoria la prima volta che avevo visitato Parigi, una trentina d’anni or sono. Nulla è cambiato, in verità. Solo il mio stato d’animo è mutato nel tempo; ma la fanciulla d’allora, sbarazzina ed un po’ timida, ha lasciato il posto ad una donna che insegue sogni e chimere.
Le ghirlande di vischio ed altri oggetti decorativi dagli odori e colori dell’inverno attirano la mia attenzione. Mi fermo guardando il venditore in là con gli anni che fuma un sigaro, seduto sopra una vecchia e logora sedia impagliata. Ogni sua ruga è una storia, il basco calato sulla fronte nasconde una viva intelligenza pronta a confrontarsi con l’asprezza della vita.
Potrei trovarmi ovunque, in qualsiasi città d’Europa, eppure qualcosa è diverso dallo sbraitare dei venditori in un mercato di Roma oppure dal vociare brusco dei negozianti sulle piazze di Amburgo. Qui i visi assumono un’espressione diversa nella parlata: il francese è una lingua così romantica che addolcisce e rabbonisce.
Alzando lo sguardo, in direzione del grigio ardesia che a poco a poco tinge la volta del cielo, la cupola del Sacre Coeur appare illuminata e brilla come se un raggio di sole si fosse insinuato tra le oscure tende della notte che sta per giungere.
- Viens, je t’en prie… suive-moi, ont y est presque. Derrière la prochaine route, tu vas l’adorer, mon amour! -
Le parole sussurrate nel mio orecchio sinistro, con quella sua voce profonda e così sensuale, si stringono come fili di cristallo attorno al mio cuore. Mi lascio trascinare lungo angoli semibui dove la luce dei lampioni non riesce a fare breccia: questa è la Rive Gauche, la Saint German des Près degli artisti.
Entrando nel piccolo atrio, percepisco l’aroma della cannella ed arancio. Appare deserto: divertita curioso attorno, passando tra le scansie ricolme di vecchissimi volumi impolverati e certamente uno più interessante dell’altro.
Eh sì! Joshua, nel suo più intimo, innegabilmente conosce ogni mia passione. Per lunghi mesi mi ha studiata leggendo con attenzione ogni mio scritto, ogni mia lirica. Chi avrebbe potuto pensare di regalarmi quest’emozione conducendomi per un tè in un ritrovo letterario? Chi avrebbe osato frugare tra i germogli nascosti nella terra feconda del mio intelletto, e farlo in maniera così spudoratamente delicata?
- No, non ti chiedo come hai fatto - mi scappa un soffio mentre con una mano tiro la sua sciarpa verso il mio viso - mi hai spogliata di ogni segreto… ma ora ti meriti un bacio… - Mi sento le gote arrossate, con estrema dolcezza poso le labbra sopra le sue e rimango immobile per qualche secondo: - Grazie. E’ la sorpresa più bella che potevi farmi. Je t’adore… merci infiniment! -
Lo seguo attraverso un labirinto di corridoi poi sul retro, un vecchio divano in pelle sgualcita dall’usura del tempo, troneggia in fondo ad un amplio locale appartato. Scafali straripanti di libri si perdono verso il buio soffitto, la luce è tenue e morbida e vicino al divano un enorme candelabro d’argento sprigiona fiammelle dorate.
Un grosso mazzo di crisantemi bianchi e di gigli reali decora un angolo; il profumo dei fiori è così intenso da sopprimere l’odore della cannella ed arancio che avevo inizialmente percepito entrando in quel luogo. Per un attimo chiudo gli occhi mentre ritorna alla mia memoria l’immenso bouquet che aveva accompagnato la salma del mio adorato padre nel suo ultimo viaggio.
Cerco di trattenere l’emozione che mi strozza il respiro e provo a scacciare il magone. L’uomo mi guarda, sorpreso. Mi tradisco mentre cristalli d'acqua mi riempiono gli occhi per poi traboccare e scendere lungo le guance già imporporate. Con un gesto garbato l’uomo mi aiuta a togliere il mantello che ripone sopra una sedia: poi mi passa entrambi i pollici sulle guance tenendo la mia testa tra le sue fredde mani candide come la neve.
Serio, con voce ora preoccupata, mi chiede: - Che c’è? Qualcosa ti ha riportato memorie lontane? Lo percepisco nell’anima che soffri, vieni, lascia che ti avvolga tra le mie braccia… così potrai sfogarti. Sono qui, amore mio, di me ti puoi fidare. Raccontami le tue visioni… desidero condividere con te ogni tua sensazione anche se dopo soffrirò anch’io. Posso accompagnarti lungo quel baratro che a volte divide gli esseri. Sono qui per te. Ti ho attesa e cercata così a lungo, per così tanti anni -.
Non so quanto tempo resto aggrappata a quella roccia che mi porta riparo e conforto, la tempesta dentro di me si placa e finalmente riesco a ritornare al presente.
- Ti senti meglio? Come sei bella… così, con gli occhi lucidi… e con quest’abito mi ricordi una dama d’inizio ottocento -. Poi ancora mi accarezza i capelli passandovi attraverso le lunghe dita, percepisco un lieve tremito e provo una stretta al cuore. Mio Dio, ma perché questa folle devozione? Perché il destino me lo ha fatto conoscere? Quando abbiamo nelle vite passate condiviso lo stesso amore e chi eravamo? Tutto si ripete… come nella trama di un mio romanzo, ed ecco che Thanatos rilascia visioni e memorie. Ma Joshua è qui, reale quanto le sue forti braccia, con la sua incredibile tenerezza, non è un sogno ma bensì concretezza che mi trascina nella pura follia del non sapere chi veramente sono e cosa perseguo. Mi sento così vulnerabile… eppure così donna!
- Posso ordinare del tè? Poi desidero leggerti qualcosa di speciale. Sono sicuro gradirai -. Si china per baciarmi la fronte e poi scompare dietro una tenda di damasco color verde oliva con grandi fiori neri in rilievo.
Sono offuscata nelle percezioni, una parte di me si sente funambola mentre l’altra desidera accettare la sua condizione e realtà temporale, coi suoi obblighi ed i suoi vincoli.
Questo strano luogo mi ricorda qualcosa di indefinibile, l’odore della carta vetusta, dell’inchiostro di stampa e del cuoio si rimescolano e permettono a tante immagini di riaffiorare nella mia memoria.
Avevo sempre adorato passare ore ed ore nelle librerie, sfogliando i libri che più mi attiravano oppure cercando un regalo particolare da donare ad un amico.
Quando studiavo negli Stati Uniti, avevo scoperto che a Boston c’erano diverse librerie dove si poteva comodamente rimanere a leggere per ore: nessuno ti importunava chiedendoti se necessitassi qualcosa di specifico. A volte ci restavo per interi pomeriggi e così avevo finito per fare amicizia con le persone che vi lavoravano. Anche in seguito, viaggiando attraverso i continenti, avevo mantenuto l’abitudine di visitare, in ogni città, le sue librerie. Ne avevo conosciute di stupende anche in Gran Bretania, luoghi dove regnava un silenzio spettrale e le luci erano sempre troppo fioche e non ti permettevano di sprofondare in lunghe letture o c'era sempre il rischio di addormentarsi, accoccolata in una qualche poltrona.
Tutti in quei luoghi non c'era la stessa atmosfera che si trovava nelle squallide biblioteche pubbliche, dove ogni cosa è riordinata secondo uno schema preciso e tutto è catalogato. Persino l’odore non è lo stesso. Ma forse anche questa è solo una mia sensazione poiché prediligo l’antico, il vetusto, lo strano, il particolare.
Chiudo gli occhi nuovamente ma questa volta le memorie sono piacevoli e mi sento trasportata indietro nel tempo di qualche decennio.
Quando li riapro, vedo davanti al mio sguardo la figura vestita di nero che mi guarda con occhi sognanti: Joshua.
- Ho ritrovato il volume dove l’avevo lasciato la scorsa settimana! Madame Favre, la proprietaria di questo salotto, ci porterà il tè con dei biscotti di mandorle e miele – poi mi sorride mostrando nuovamente quelle due deliziose fossette ai lati del viso – non hanno i cantucci con il Vinsanto. Sono mortificato -.
Fra le mani tiene un grosso libro in pelle nera, rilegato e con fasce dorate incise in rilievo; strani ghirigori in metallo brillante ornano il volume.
Incuriosita, osservo le mani dell’uomo che accarezzano la pelle del libro con una delicatezza indescrivibile. Mentalmente ne percepisco il tocco e mi sento stringere lo stomaco in una strana morsa.
- E’ molto vecchio, racchiude grandi misteri che sono restati occultati nei secoli -. Nuovamente sorride ed i suoi occhi brillano alla luce delle candele, provo una punta di timore e la stranissima sensazione inizia a dilatarsi come cristalli d’ambra lasciati alla luce intensa del sole. Non rompo la magia di quell’attimo ponendo la domanda che mi brucia nella mente, sono sicura che sarà qualcosa di speciale. Così è fatto lui… ed ogni altra volta che ha voluto sorprendermi mi ha sempre lasciata sgomenta.
La sua voce mi accarezza e seduce conducendomi lungo un passato ricolmo d’incantesimi che si assottigliano come aghi per infine penetrare la mia carne. Ogni tanto i suoi occhi si sollevano dalle pagine per fissarmi, come volesse sottolineare l’enfasi di quanto sta leggendo: uno sguardo pieno di mistero che mi sfiora portando la mia pelle a provare conturbanti sensazioni. La sua bocca sussurra talune parole, respirate e poi per una frazione di secondo smorzate a mezz’aria nella traballante luce del candelabro. Forse è la bellezza di questa lingua che riesce a tessere emozioni di sensualità e dolcezza infinite… forse è la passione pura che traspare da ogni gesto dell’uomo… forse è unicamente il bisogno imprescindibile della mia Natura costretta a ricercare le sue tracce d’Anima.
E’ difficile poter raccontare ogni impercettibile emozione che sfiora la più profonda intimità. Avvolta dalla carezza della sua voce, scivolo lentamente lungo quei fili di cristallo che conducono l’Essere a vibrare con un desiderio d’appartenenza. La mia mente corre seguendo la trama della storia, soffermandosi ad ogni pausa per riprendere fiato mentre Joshua, deliziato, si accorge del mio stato d’animo.
- Sapevo che avresti amato questo testo… è come se fosse stato scritto per te, per la tua natura, per la tua Ricerca! Sapevo… so… ti conosco da sempre… e sono immensamente felice che tu sia qui, con me, a condividere questa magica seduzione di parole -.
- Joshua - cerco di rispondere, ma la mia voce è carica di trepidazione e nuovamente, a fatica, riesco a trattenere il pianto - ti prego, non interrompere la lettura… continua… seduci la mia Anima come stai facendo! Je t’adore… oui, s’il te plaît, continue à lire -.
Mi sorride ma richiude il libro e lo posa sulla bassa tavola sopra la quale il nostro tè già si è raffreddato. Si avvicina con un movimento lento, dapprima percepisco il suo odore che mi ricorda i boschi dell’India del sud, poi è il suo calore che incontra le mie mani ed il mio viso. In sottofondo le melodie orientaleggianti di Loreena McKennith riempiono ogni mio senso: il respiro è accelerato dalle pulsazioni del cuore che sembra voglia scoppiarmi nel petto.
Poi le mani di Joshua prendono le mie spalle, non riesco a sostenere a lungo il suo sguardo e quindi chiudo gli occhi. Con la leggerezza d’un battito d’ali i suoi capelli sfiorano i mio viso mentre percepisco le sue labbra sul collo; sono calde ed umide, mi sfiorano la vena giugulare per poi morbidamente afferrare la pelle della nuca.
Tutto si trasforma, mentre col pensiero corro oltre quel luogo di magia che profuma d’inchiostro ed antico. Non c’è più la piccola strada, non esistono più i bistrots affollati di persone vocianti e di risa allegre, non vi è più ombra dello stridere delle auto lungo i boulevards di Saint German des Près.
Mi ritrovo abbracciata a Joshua nella navata centrale della Notre-Dame, poi lungo il deambulatorio, mentre lui mi racconta la storia di quel maestoso tempio di venerazione. La Vera storia… come se solo lui conoscesse l’esistenza e la ragione della sua costruzione.
Poi, nel confidarmi quel segreto, mi aveva baciata come ora, facendomi percepire ogni molecola del mio corpo come poche volte mi era accaduto.
© claudine2007
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